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Diventare veramente uomini e donne

Se (in inglese If) è il titolo di una celeberrima poesia di Joseph Rudyard Kipling. Contiene una serie di precetti e istruzioni su come comportarsi o, meglio, spiega che colui che riesca a conseguire questi comportamenti è davvero degno di essere chiamato Uomo. Si diventa “davvero uomini” quando si raggiunge una stabilità e un’autocoscienza tali da non perdere la calma di fronte ad ogni sorta di negatività, quando si imparano alcune “virtù” come parlare, pensare, perdonare, amare, sognare, rischiare, non farci condizionare, perseveranza, credere sempre in noi stessi, autocontrollo, autostima, fiducia, coraggio, dominio di sé, tenacia e pazienza. Un inno al perdono, alla fiducia, all’autocontrollo, all’autostima, al coraggio, alla tenacia. Da dedicare a sé stessi e alle persone a cui si vuole bene.

 

Se

Se riesci ad aver fiducia in te quando tutti
Ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio;
Se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare,
O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,
O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall’odio,
E tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio;

Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;
Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;
Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
E trattare allo stesso modo quei due impostori;
Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto
Distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi
O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante,
E piegarti a ricostruirle con strumenti logori;

Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite
E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
E perdere e ricominciare di nuovo dal principio
E non dire una parola sulla perdita;
Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi
A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tener duro quando in te non resta altro
Tranne la Volontà che dice loro: “Tieni duro!”.

Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtù,
E a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente,
Se non riesce a ferirti il nemico né l’amico più caro,
Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;
Se riesci a occupare il minuto inesorabile
Dando valore a ogni minuto che passa,
Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,
E – quel che è di più – sei un Uomo, figlio mio!

Rudyard Kipling

 

 
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Pubblicato da su 8 marzo 2016 in Attualità, Cultura, Letteratura

 

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Potrei essere Charlot, ma non sono Charlie

je ne suis

Il cristianesimo incassa e tace. L’Islam, no

Autore: Rosanna Raffaelli Ghedina (www.culturacattolica.it)

Perché non posso gridare JE SUIS CHARLIE…

Riportiamo queste riflessioni di una nostra amica, per la chiarezza di un giudizio, che possiamo approfondire. Stanchi dell’unanimismo sentimentale

E’ indubbiamente e assolutamente intollerabile la barbarie accaduta a Parigi e con essa l’uso della violenza, che non ha mai diritto e giustificazione per difendere il proprio credo, idee e onore ferito.

Alle tante considerazioni dette sui fatti francesi da molti commentatori, non abbiamo comunque sentito la sfaccettatura più importante, quella che svela il principio dimenticato: la responsabilità. Ed è la condizione indispensabile che va a formare una civiltà.

Per questo, ritengo che non solo un cristiano, ma ogni persona responsabile, non possa alzare il grido JE SUIS CHARLIE, come abbiamo visto fare con estrema leggerezza anche da ministri e capi di stato, semplicemente perché anche la satira, come ogni altro messaggio detto o scritto, non è paladino della libertà assoluta, anche essa necessita di regole. La parola che non si è detta a questo proposito è il rispetto. Che democrazia vogliamo difendere e invocare senza il rispetto?

Una vignetta satirica deve indurre alla riflessione e ad un sorriso, sdrammatizzando le esagerazioni. Se invece diventa un mezzo volgare e premeditato per dare un insulto, non si può fregiare del diritto di libertà. Charlie Hebdo, ecco, è una pubblicazione al servizio di una filosofia di vita anarchica e libertaria, tipica espressione estrema e coerente dell’imponente relativismo occidentale contemporaneo. L’umorismo e la satira senza il rispetto cade nella banalità, nel dileggio, nel disprezzo e ancor peggio nella blasfemia, diventando un boomerang micidiale, offendendo nel profondo i sentimenti di appartenenza nelle varie culture. Sono note purtroppo le vignette di Charlie fortemente offensive verso il cristianesimo, che incassa e tace. L’Islam, no. E tutti lo sanno. Cinismo, disprezzo, dileggio e offesa non sono tolleranza, né apertura culturale, e quindi questo boomerang è ritornato da dove è partito, proprio con queste stesse valenze. Nessuno l’ha detto ma tutti hanno difeso e invocato la libertà, dove invece si è usato il libertinaggio.

Un cristiano forma la sua fede nella libertà e questo valore lo conosce e lo difende. In realtà invece, viviamo in una società dove vige il razionalismo più scettico e sprezzante, per molti versi nichilista, e la Francia prima con l’eredità della sua rivoluzione, e l’Europa poi, non è quel faro di civiltà e libertà che si sta invocando in questi giorni. In verità, si sono affermate con la distruzione delle croci, degli altari, delle abbazie e l’imposizione del dio denaro con strada preferenziale al culto della sola ragione. L’Europa si è sottratta al suo primario dovere di custodire e difendere le sue culture e civiltà, e così i vari stati alleati, aprendo invece le porte e i portoni ad altre culture, permettendo troppe moschee non controllate e non facendo rispettare le regole all’immigrazione selvaggia. In poche parole, non ci ha difeso abbastanza: Europa debole in immigrazione massiccia e troppo invasiva dove si sono persi i controlli.

Abbiamo il coraggio di vedere in faccia e testimoniarla, la grande ipocrisia che ci è stata spiattellata abbondantemente? E’ in questa mancanza di coraggio etico che cova il vero pericolo per la democrazia, e non nei sentimenti più o meno esasperati dei musulmani offesi da una satira assurda e volgare, per non dire, demenziale. Visto che anche la democrazia è un valore, non bisogna permettere, neppure per burla in vignetta giornalistica, che dei cittadini vengano impunemente offesi e derisi nella loro identità e personalità, né nei loro valori umani, etnici o di fede. Uno stato, anche se laico, deve difendere la libertà di tutti, laici, atei, cristiani, ebrei, musulmani e chicchessia.

Come e cosa hanno risposto i capi di Stato che hanno partecipato alla manifestazione di domenica a Parigi? Sono stati incapaci di contrapporre all’Islam le proprie risorse spirituali, morali e di etica democratica, per preferire insistendo il pensiero relativista, vantando il diritto liberticida. Ed è qui che si prefigura il destino che attende l’Occidente, dimostratosi ancora incapace di contrapporre all’Islam le sue più nobili risorse spirituali e morali, fondamento della nostra civiltà e democrazia. Con una mano è stato offerto il nuovo e preponderante pensiero relativista e dall’altra si tende ancora la mano compiacente all’invasione dell’immigrazione.

Liberiamoci quindi dell’ipocrisia espletata e non parliamo di vittime e martiri della libertà di espressione, perché qui la libertà non c’entra proprio per nulla. Un’altra cosa importante nessuno ha ricordato in questi giorni: un vero pericolo d’invasione è stato annunziato per Roma, in Vaticano. Ne ha parlato solo Angelo Panebianco a fine novembre sul Corriere della Sera a cui non è seguita alcuna eco o preoccupazione delle istituzioni.

 
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Pubblicato da su 14 gennaio 2015 in Attualità, Cultura

 

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